Che cos'è la terapia verbale di Gabriella Mereu

Sono convinta che la medicina e il medico siano solo dei veicoli e che il medico dovrebbe funzionare solo da guida, affinché la guarigione fisica si attui insieme alla consapevolezza e alla evoluzione del paziente.
La malattia è un'espressione che non fa altro che rivelare in maniera metaforica un vissuto emozionale che ha portato alla malattia stessa.
Usando quali strumenti l'analogia, i simboli archetipici e la grafologia - scienza questa che si fonda su basi analogiche -, traduco al paziente ciò che il suo inconscio desidera comunicare e ciò avviene contro ogni logica dell'attuale medicina.
Il mio punto di partenza è proprio l'espressione verbale e fisica usata dal paziente. In essa, oltre al significato emozionale preso individualmente, ricerco anche un significato collettivo rifacendomi al concetto di inconscio collettivo scoperto da Jung nel secolo scorso.
La terminologia usata per esprimere le patologie nella medicina ufficiale, nega l'efficacia e la validità del "pazientese" che è invece un linguaggio collettivo ed emozionale. Molti medici troncano il discorso del paziente quando fiorisce i suoi dolori e sintomi con quegli aggettivi ed espressioni che, invece, per me sono importantissime. Chiedo sempre al paziente di descrivermi la sua malattia come se fosse un analfabeta. Credo che non esistono le malattie, ma "la malattia". Essa non è altro che l'espressione di un'afflizione del paziente che si manifesta in un diverso modo, sia nel linguaggio che nella sua espressione fisica.
La condizione che una determinata malattia sia inesorabilmente cronica, non fa altro che confermare, nell'inconscio del paziente, la sua cronicità. Mentre, se il paziente non ci pensasse più potrebbe anche guarire spontaneamente.
E, se le analisi e i controlli a cui sono sottoposti i malati non servissero ad altro che a confermare in loro, attraverso la paura - sentimento origine della malattia stessa - la cronicità di essa?
La risposta terapeutica più bella è la risata del paziente dopo che gli traduco la sua metafora. Quasi sempre so che guarirà. Con il riso mi dice tante cose: che si è sentito compreso e che ha capito nel profondo del suo animo la terapia, che ha preso le distanze dall'afflizione che l'ha portato alla malattia, che la vede come una rappresentazione, che non ha più paura, ma soprattutto, finalmente, paziente che si diverte mentre viene curato.

La dott.ssa Mereu e' nata a Quartu Sant'Elena (Cagliari) il 3 maggio del 1954. Si è laureata in Medicina e chirurgia a Sassari nel 1983.

E' diplomata in Medicina Olistica ad Urbino, nella scuola diretta da Corrado Bornoroni. Sempre ad Urbino, nel 1992, si è diplomata in Grafologia. Ha seguito il corso di Medicina Omeopatica tenuto a Roma dal Prof. Antonio Negro.